Sempre colpa degli ebrei

A corto di teorie del complotto? Nel dubbio, la colpa è degli ebrei.

Di David Baddiel

Le teorie del complotto, come ho detto nel mio ultimo spettacolo comico, servono agli idioti per sentirsi intellettuali. E lo credo ancora: le teorie del complotto servono alla gente, specialmente agli uomini, per dimostrare che sanno qualcosa, per usare la loro collezione di ipotesi, generalizzazioni, tesi fittizie e false congetture e poter dire con aria saputa: ah, il paraocchi ce l’avrai tu, mio caro, non certo io.

Ma di questi tempi, le ragioni per cui sono così popolari sono altre. Forniscono agli uomini soli una comunità online di uomini soli con cui condividere il modo di pensare. Sono un conforto: una rassicurazione. Immaginare forze annidate nell’ombra che tramano eventi spaventosi dà più ordine a un universo disordinato che non confrontarsi con la dura realtà, vale a dire che morte e distruzione capitano in ogni momento, e a quanto pare in modo casuale. Come ha precisato in settimana David Cameron nel suo discorso sull’estremismo, le teorie del complotto spingono a una cosa molto popolare di questi tempi: l’antisemitismo.

Perché così tante teorie del complotto si riducono a: sono stati gli ebrei?

Una ragione semplice è che gli ebrei sono piuttosto difficili da individuare rispetto alla maggior parte delle minoranze. Il che permette loro di essere smascherati, e smascherare qualcuno – poter dire “Io e nessun altro (tranne i miei amichetti su ultratopsecret.com) ho scoperto qualcosa che era stato tenuto nascosto” – è la principale ambizione dei teorici del complotto. Ma, cosa ancora più importante, tra gli stereotipi razziali gli ebrei hanno una posizione in qualche modo duale: elevata e infima.

Benché li si descriva come puzzolenti, sporchi, infidi, e altri appellativi poco gradevoli ascritti dai razzisti a ogni etnia che si discosti dal mainstream, gli ebrei sono anche l’unica minoranza che detiene segretamente il controllo e tira le fila, in una costante cospirazione atta a promuovere le sue priorità globali più nascoste.

Questo duplice modo di pensare, che esiste più o meno da quando abbiamo scioccamente preferito Barabba, ai giorni nostri trova un altro stimolo nell’esistenza dello Stato di Israele. Chi ha sempre pensato che gli ebrei fossero potenti manipolatori votati a distruggere il mondo, ora può puntare il dito verso il Medio Oriente e dire “visto?”.

Ma per i complottisti anche le più spaventose macchinazioni politico-militari di Binyamin Netanyahu e delle Forze di difesa israeliane – di Israele, insomma – sono di gran lunga meno importanti della creazione di quello che David Aaronovitch, in Voodoo Histories, descrive come il nuovo super-ebreo: il sionista. Per i teorici del complotto non è la solita figura di sinistra da odiare e basta. Si tratta invece di un personaggio, o di un gruppo, che tiene segretamente al guinzaglio tutti i governi occidentali: ricco e potente oltre ogni dire, si dedica in maniera indefessa al suo progetto, che altro non è se non il controllo totale del mondo. Sì: i sionisti sono come la SPECTRE.

E questo fa dei teorici del complotto una specie di James Bond. Così molte teorie del complotto finiscono per avere a che vedere con le gesta di speciali super-cattivi – come l’”assassinio” della principessa Diana, che sembrerebbe portare pochi benefici ai sionisti. È chiaro che, anche se inconsciamente, si sta verificando una sorta di antisemitismo. Ma è oscurato dal ritratto del teorico del complotto, che ovviamente è l’eroe solitario, il buono della situazione che smaschera il male – anche se smascherare il male troppe volte coincide con l’accusa: sono stati gli ebrei.

Se il teorico del complotto è buono, non può fare cose cattive; quindi non può essere razzista. E così ci troviamo al punto in cui quelli che indicano un piccolo gruppo etnico dichiarandolo responsabile di tutti i drammi del mondo non sono razzisti. Combattono una giusta causa.

Mi riferisco soprattutto alla situazione di quegli uomini un filino assurdi che sui social media svendono teorie di un atterraggio sulla luna fittizio (colpa dei sionisti, immagino: in fondo Stanley Kubrick era ebreo – avrà filmato tutto lui). In Medio Oriente e in buona parte dell’Asia orientale, l’idea che 4000 ebrei avvisati-da-Israele non si siano presentati al lavoro al World Trade Center l’11 settembre (peccato che in realtà il 9,25% dei morti delle Torri Gemelle fosse rappresentato da ebrei, all’incirca la stessa percentuale della popolazione ebrea di New York) è per molti un dato di fatto.

La nostra cultura si muove in fretta. Quando succedono eventi complicati e preoccupanti, si trovano e si danno subito risposte facili. In uno spettacolo comico americano che ho visto una volta, la prima battuta era: Do la colpa agli ebrei – si fa prima.

Detto ciò, non vedo come David Cameron potrà cambiare qualcosa senza tagli drastici alla libertà di parola (il che non funziona – i teorici del complotto adorano il martirio della censura). E, francamente, se fosse lui a cercare di convincermi che il mondo non è controllato da una rete ricca e potente che opera per conto dei propri interessi politici ed economici segreti, non gli crederei.


David Baddiel, «Short of a conspiracy theory? You can always blame the Jews», The Guardian, 22 luglio 2015

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