Nuovi antenati

Scoperto un nuovo australopiteco in Etiopia

Di Hervé Morin

Il passato degli ominidi pullula di colpi di scena: la scoperta di un nuovo australopiteco, l’Australopithecus deyiremeda, è stata annunciata nella rivista Nature di giovedì 28 maggio. Vissuto 3,4 milioni di anni fa in Etiopia, nello stesso periodo degli australopitechi della specie afarensis, di cui fa parte la celebre Lucy, scoperta a soli 35 km di distanza, era quasi contemporaneo a diversi altri ominidi che popolavano allora l’Africa.

Il nuovo arrivato è stato rinvenuto nel marzo del 2011 dall’équipe di Yohannes Haile-Selassie (Museo di storia naturale di Cleveland, università Case Western Reserve) nella regione dell’Afar, a qualche centinaio di chilometri a nord est di Addis Abeba. Non sono stati ritrovati che pochi frammenti di una mascella e qualche dente, appartenenti almeno a due individui diversi e affioranti dalla superficie del terreno.

Per Yohannes Haile-Selassie e i suoi colleghi, la morfologia di queste ossa le accomuna al genere degli australopitechi, ma permette di definire una specie nuova, battezzata deyiremeda, che significa “parente stretto” in lingua afar.

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Un albero genealogico complicato

La scoperta complica ulteriormente l’albero genealogico degli ominidi di quell’epoca, il pliocene medio. Lucy e i suoi simili, gli Australopithecus afarensis, erano considerati i discendenti dell’Australopithecus anamensis. Ma esistevano anche gli Australopithecus bahrelghazali, scoperti dall’équipe del francese Michel Brunet nel Ciad nel 1996. L’esemplare rinvenuto, soprannominato Abel e vecchio 3,6 milioni di anni, era stato riconosciuto da una mascella inferiore parziale. E, ancora, esisteva il Kenyanthropus platyops, un cranio di 3,4 milioni di anni scoperto nel 2001 sul sito di Lomekwi – a un chilometro solamente dal luogo in cui, di recente, sono stati ritrovati i più antichi strumenti in pietra conosciuti, datati 3,3 milioni di anni.  

Bisogna far risalire alla stessa epoca un piede scoperto anch’esso in Etiopia nel 2012 dall’équipe di Haile-Selassie, risalente a 3,4 milioni di anni fa. «Sfortunatamente, scrive il ricercatore, queste ossa e quelle dell’Australopithecus deyiremeda non sono chiaramente associate», tanto che il piede spaiato non ha ancora trovato il suo legittimo proprietario!

«C’è ormai una prova indiscutibile che diverse specie di ominide siano vissute nello stesso periodo in Africa orientale».

I rami del nostro albero genealogico si caricano dunque regolarmente di nuovi arrivati, senza che la posizione degli uni rispetto agli altri sia ben chiara. Lucy, che il grande pubblico considera spesso come nostra antenata diretta – cosa di cui la maggior parte dei paleontologi dubita – si vede ancora più relegata da questo nuovo cugino a un ramo secco. Sia quel che sia, insistono Haile-Selassie e i suoi colleghi, «c’è ormai una prova indiscutibile che diverse specie di ominidi siano vissute nello stesso periodo in Africa orientale» e con una grande prossimità geografica.

Come spiegare che in un ecosistema comune sia presente una simile varietà, a fronte di una vicinanza sul piano morfologico? «Una chiave di lettura potrebbe forse essere una separazione in nicchie ecologiche distinte in base alle preferenze alimentari, alle strategie di ricerca del cibo, alle scelte dell’habitat e ai movimenti della popolazione» spiega Fred Spoor (dell’University College di Londra) in un articolo.

Tornare sul posto

Ma tracciare un nesso tra queste caratteristiche e le differenze morfologiche o molecolari rinvenute sui fossili rischia di essere complicato, ammette. A meno che non si giunga a identificare il fabbricatore dei primi strumenti in pietra kenioti – la padronanza di una simile tecnica avrebbe senza dubbio conferito agli inventori un vantaggio decisivo per procacciarsi carne. Ma i dibattiti tra i paleontologi sarebbero comunque insanabili. La soluzione: «tornare sul posto per trovare nuovi fossili» concludono Haile-Selassie e i suoi colleghi.


Hervé Morin, «Découverte d’un nouvel australopithèque en Ethiopie», Le Monde, 28 giugno 2015

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