Il potere della voce

Buonanotte sexy

Ci innamoriamo di qualcuno per la sua voce. E quando lo incontriamo, spesso la delusione è grande. Perché?
Di Vivien Zuta

Di recente sono andata al concerto di Funny van Dannen. Era il secondo concerto dell’artista che vedevo. La prima volta titoli come Herzscheiße (“Cuore di merda”) mi hanno fatto ridere. In questa occasione invece mi è molto piaciuta la canzone Überrascht, “Sorpresa”. Nella canzone Fanny van Dannen parla della propria sorpresa nel rendersi conto di quanto sia meravigliosa la sua voce. Tradotti, i versi fanno più o meno così: “Una bella voce è un dono di Dio, ma anche un dovere / Chi sa rendere felici gli altri, lo deve fare per trasformare il mondo in un posto migliore.” Sono parole che canta con una strizzata d’occhi e un fervore viscerale alquanto invidiabile.

Credo che si possa prendere spunto da questa canzone. La maggior parte delle persone non conosce bene la propria voce e sentendosi in registrazione si ritrae con stupore. La voce è l’unico segnale acustico di cui dispone l’uomo. Non determina solo successo o insuccesso, simpatia o antipatia, ma è anche un’arma vincente per un flirt. A ogni età, in molte culture e in ogni ambiente. In ogni momento, anche se non ne siamo consapevoli.

Quante storie d’amore sono nate chiamando il numero sbagliato e intrattenendo splendide conversazioni telefoniche… Nessun’altra forma di comunicazione può anche solo lontanamente sostituire l’oralità. Lo si vede benissimo nei fraintendimenti generati da email, SMS, Whatsapp & Co, con i loro messaggi telegrafici. La comunicazione verbale è quasi insostituibile (dove “quasi” sta per il linguaggio dei segni). Non ci si innamora di qualcuno che non si riesce ad ascoltare.

Immaginatevi di svegliarvi la mattina di fianco al vostro partner (o alla vostra partner) e che ogni sua parola vi provochi pelle d’oca e l’irrefrenabile impulso di scappare. Non è una buona premessa per il vostro rapporto. E infatti questi casi non si verificano mai.

Le donne hanno idee precise su come dev’essere la voce del potenziale partner. “Profonda”. “Mmm, bella profonda”. Queste le risposte più frequenti. Ciò dipende da un lato dal fatto che una voce profonda trasmette una sensazione di relax. Dall’altro dal cliché dominante che vuole l’uomo più virile e la donna più femminile. Gli omaccioni hanno voci profonde. Più testosterone rende la voce più profonda… ecc.

Ma non è vero. Questa teoria non ha né capo né coda. È stato addirittura dimostrato che se una voce è davvero molto profonda non la si riesce a sentire bene. La percezione di un suono unisce altri elementi. Ad esempio, una voce articolata lentamente sembra più profonda di quella di chi parla veloce.

Tenetevi forte! Le mie ricerche hanno anche dimostrato che le voci maschili “belle profonde” non rientrano tra i criteri di ricerca di un partner. La classica voce da “lettore” o anche quella di un doppiatore non è sexy per niente. Provoca piuttosto una sensazione di sicurezza. Le donne dicono: “Quando sento quella voce, mi sento… mmm… portata alla deriva”. Oppure: “Quando sento quella voce mi addormento”. Che poi alcune la trovino sexy è una preferenza individuale.

Gli uomini parlano spesso di una “voce rauca da sesso telefonico” che trovano particolarmente bella. Ma anche lì, posso tranquillizzarvi: questa voce rauca e profonda viene associata a brevi scappatelle o colpi di testa. Per la scelta di una partner, si richiede una voce piena, fertile. Una voce giovane, che dia un’impressione di salute. Che sia profonda o meno, è del tutto indifferente. “La cosa importante è che non sia stridula o acuta”. Su questo concordano tutti gli uomini.

Ma non esistono quasi mai voci sempre stridule o acute. Anche tra le donne. Simili caratteristiche sonore si determinano in presenza di forte emozione o grande enfasi. In altre parole, quando il corpo del parlante (perché anche gli uomini possono risultare striduli) è teso e la laringe non si muove. Le corde vocali si tendono e la respirazione è piatta: il risultato è una voce spiacevole da sentire. È una cosa normalissima, che però si può ovviare con un certo allenamento allo stress.

La voce crea anche un’immagine di chi la emette. Nella maggior parte dei casi però quest’immagine è sbagliata. Non si può sentire se qualcuno è attraente, o qual è il suo colore di capelli, o se è alto o basso. Ma si può capire se si prende la briga di essere capito. E, che ne siamo consapevoli o no, questo punto è la chiave per essere percepiti in maniera positiva. Quanto più melodiosa è la voce, quanto più armoniosa è la pronuncia, quanto migliore è il rapporto del parlante con le pause, tanto più positiva è l’immagine che ci si costruisce di lui. Un modo di parlare lento, poco melodioso, biascicato e ricco di pause porta a imputare al parlante caratteristiche esteriori poco piacevoli.

Quasi chiunque conosce il fenomeno dello “speaker radiofonico”. Si sente per molto tempo una voce, sempre la stessa. La mattina quando ci si sveglia, mentre si va e si torna dal lavoro. E si pensa di sapere come sarà il proprietario di quella bella voce. Oggi si cerca su Google la persona in questione. Ma prima non era possibile e la sorpresa era grande.

Nel quadro di un lavoro scientifico ho analizzato il fenomeno. Coinvolgendo un parlante sovrappeso, che non corrisponde all’ideale corrente di bellezza ma con una voce molto bella. I soggetti del mio test (tutte donne) dovevano descrivere come si immaginavano il parlante.

Alla fine avevo numerose descrizioni di un uomo di bell’aspetto. Alto, con capelli folti, spalle larghe, muscoli, belle mani (!), ecc. Quando ho mostrato alle donne la foto dello speaker (sovrappeso, calvo…) hanno avuto per la maggior parte reazioni divertite. Due donne invece erano così scioccate che hanno finto di non aver mai valutato in termini positivi questa voce.

Nela ricerca di un partner, la voce ha un ruolo importante. Come l’aspetto fisico e alcune caratteristiche della personalità. È un segnale distintivo della persona, come l’andatura, la statura, il colore degli occhi. Ma è l’unico segnale acustico che abbiamo da offrire. E proprio per questo non dobbiamo sottovalutarlo.

Ma quando siamo innamorati siamo agitati. A nostro favore, però, gioca il fatto che anche il nostro interlocutore lo è. Quindi tutte le teorie su come deve suonare una voce per farci innamorare vanno a catafascio. Per fortuna. Alla fin fine, siamo persone, e non ci sono formule matematiche che ci possano garantire l’innamoramento.


Vivien Zuta, «Zum Einschlafen sexy», Frankfurter Rundschau, 4 giugno 2015

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