Misteri della mente

Madre 32enne ritorna 15enne

Una mattina, guardandosi allo specchio, Naomi Jacobs non si è più riconosciuta.  Quella che la guardava era una donna con il volto segnato dal tempo. Ma non aveva quindici anni, lei?
Di 

Naomi Jacobs ci ha messo «un minuto buono» per riconoscersi allo specchio. «Avevo la bocca spalancata per l’orrore».  Ha fatto un passo indietro, presa dal panico, per poi crollare sul pavimento, in lacrime. Rughe, segni scuri sotto gli occhi, capelli corti. Chi era quella donna? «La mia mente cercava di dare un senso al viso che avevo appena visto. Ma no, non potevo essere io.» Naomi si è alzata e ha dato un’altra occhiata allo specchio. «Non sono io!».

Sono passati sette anni e ora Naomi Jacobs è seduta nel bar “Kim By The Sea”. L’atmosfera da spiaggia promessa dal nome del locale scarseggia, le finestre si aprono sui nuovi caseggiati a sud di Manchester. Ma questo bar significa molto per Naomi: è qui che pezzo dopo pezzo ha rimesso insieme il puzzle della sua vita. E ha scritto un libro sull’esperienza-incubo di svegliarsi e non riuscire a ricordare più chi sei. Essere qualcuno che non riconosci più.

Amnesia dissociativa, questo il nome che i neurologhi danno al disturbo di cui Naomi Jacobs ha sofferto per otto settimane e che l’ha colpita senza preavviso una mattina come tante. Quando aveva 32 anni e un figlio di 11 anni che cresceva da sola.

Una mattina di aprile del 2008 Naomi ha svegliato Leo, gli ha preparato la colazione, poi l’ha accompagnato a scuola. Aveva appena trascorso settimane pesanti, si stava preparando per l’esame universitario di psicologia. La sua infelice relazione sentimentale non la faceva dormire da settimane. E fumava erba, troppa erba, lo sapeva anche lei. In passato aveva assunto cocaina, speed, LSD. Ma adesso, “solo” erba.

Scaraventata nella vita di una sconosciuta

Dopo che Leo era entrato a scuola – questa la ricostruzione che è stata fatta in seguito – Naomi è tornata a casa e si è rimessa a letto. A distanza di tempo le è tornato alla mente anche il sogno che aveva fatto nelle ore successive: era nella sua vecchia scuola, la lezione era già iniziata, titubante lei bussava alla porta della classe e vedeva attraverso il vetro i suoi compagni e l’amica Katie. Ma nessuno la faceva entrare. L’orologio alla parete si moltiplicava in tanti orologi, su banchi e sedie, orologi dappertutto.

Si era svegliata madida di sudore. Convinta di avere 15 anni e che fosse il 1992 – un’epoca senza smartphone o internet per tutti, senza Google e Facebook. Il primo ministro inglese era John Major, negli Stati Uniti Bill Clinton era il 42° Presidente. Naomi frequentava il liceo di Wolverhampton, West Midlands, abitava con la sorella e la madre. E aveva grandi progetti per il futuro.

E poi si era guardata allo specchio. Panico: le sembrava di essere stata scaraventata nella vita di qualcun altro. Riusciva a ricordarsi solo un numero di telefono, che alla fine è stata capace di «comporre su quello strano telefono senza fili». Era il numero di un’amica, che chissà come le era rimasto impresso nella memoria. L’amica e la sorella di Naomi, Simone, l’hanno aiutata con pazienza nelle ore e nei giorni successivi.

Impossibile che avesse davvero 32 anni, impossibile che quella fosse la sua vita: madre single in una casa popolare. «Segretamente non volevo più riavere i ricordi dei 17 anni trascorsi, perché avevo la sgradevole sensazione che il mio futuro non era stato proprio come mi ero immaginata».

Perdere la memoria

Perdere la memoria ritornando al momento in cui le cose ci vanno bene può essere indice di amnesia dissociativa, dice Adam Zeman, docente di neurologia cognitiva all’università di Exeter che ha a che fare con pazienti che soffrono di questo disturbo una o due volte all’anno. […]

«I pazienti con amnesie possono avere una storia pregressa di gravi depressioni e con l’amnesia intraprendono una sorta di fuga» dice Zeman.

E in effetti per Naomi Jacobs il 1992 è stato l’anno in cui la sua vita ha preso una brutta piega. Il rapporto con la madre alcolizzata era più teso che mai. La madre si era appena lasciata con il patrigno tanto amato. Lo stress degli esami scolastici era stato troppo per la quindicenne. «Avevo la sensazione di non farcela più, era troppo per me. E mi sembrava di non contare niente. Di non poter far della mia vita quello che volevo» racconta.

Naomi aveva subito abusi a sei anni

È stato allora che Naomi aveva cercato di togliersi la vita ingerendo delle pillole. Ma invece di ottenere comprensione, la ragazza è stata investita dai rimproveri. «Mi sono arresa, ho cominciato a drogarmi, a bighellonare per l’Inghilterra. Poi a 21 anni sono rimasta incinta di Leo». Per quel bambino, figlio di una relazione terminata già prima del parto, la ragazza aveva cercato di riportare ordine nella propria vita. Dopo aver studiato medicina cinese, aveva aperto una clinica e insegnato l’arte del curare.

Ma qualcosa non andava. In un corso di Reiki Naomi Jacobs aveva scoperto che i ricordi dell’infanzia erano spariti. Con il tempo profumi e immagini le causavano flashback sempre più frequenti. A 29 anni, alla fine, le è tornato alla mente un trauma a lungo nascosto. A sei anni aveva subito abusi. «Forse all’epoca avevo deciso di scacciare dalla mente quello che avevo vissuto».

La sua seconda amnesia, dice oggi, è stata un colpo di fortuna. «Mi ha costretto a decostruire tutto. A smontare la mia vita pezzo per pezzo e ricostruirla su fondamenta più solide. L’amnesia ha messo in moto enormi cambiamenti positivi».

Naomi però non ha avuto aiuto professionale, il suo medico di base l’ha mandata via con una ricetta per dei sonniferi e con il consiglio di riposarsi un po’. Da sola, quindi, Naomi Jacobs è andata alla ricerca di una diagnosi, ha spulciato i libri specialistici e ha cominciato a leggere a ritroso i diari che aveva tenuto dal 2008 al 1992, impiegandoci otto settimane. «Passo dopo passo ho ritrovato la mia vita».

L’amore materno, non ha dovuto ritrovarlo

Profumi, musica, programmi TV facevano affiorare un ricordo dietro l’altro. Ogni tanto riscopriva il suo passato nel supermercato, quando voleva acquistare del formaggio, ad esempio. «Non l’hai mai mangiato, questo» le ha detto sua sorella Simone. «Davvero? Non mangio latticini?». «No, sei vegana da anni».

Le spezie e i vestiti che amava di più erano spariti, assieme a quello che era legato alle emozioni. Come si guida la macchina e la strada per arrivare a scuola, invece, erano cose che Naomi ricordava ancora, perché si trattava di azioni automatiche consolidate nel corso del tempo.

E c’è ancora una cosa che non ha dovuto riscoprire: l’amore materno. Il pomeriggio del suo crollo, la sorella l’ha accompagnata a scuola a prendere Leo. Il trauma di risvegliarsi nella vita di qualcun altro l’aveva lasciata senza fiato. E ora doveva anche mettere in conto un figlio che non credeva di conoscere.

«Quando è uscito dalla porta ho sentito una strana sensazione nel petto. Ho avvertito una dolcezza incredibile. Era mio. Impossibile che Leo non fosse mio figlio». Lo sapeva, semplicemente.


, «Die 32-jährige Mutter, die plötzlich wieder 15 war», Die Welt, 27 maggio 2015

Annunci

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...