Come perdere 13 miliardi in 23 minuti

Questo cinese ha perso 13 miliardi di euro in 23 minuti

Li Hejun era il secondo uomo più ricco della Cina. Finché le azioni della sua società di pannelli solari, Hanergy, sono colate a picco in borsa nell’arco di qualche minuto.
Di Harold Thibault

All’ora di colazione, mercoledì 20 maggio, l’uomo d’affari Li Hejun era il secondo uomo più ricco della Cina. Era stato anche al primo posto, tempo fa quest’anno, a seguito della folgorante ascesa delle azioni del gruppo Hanergy da lui fondato. Quel mattino, al suo risveglio, le azioni del gruppo valevano 28 miliardi di euro. Ma ahimè, alle 10:17 un primo, massiccio ordine per la vendita delle azioni sul mercato di Hong Kong è andato a turbare la rapida crescita del gruppo.

Diversi investitori avevano predisposto tramite computer di vendere in caso di caduta del corso delle azioni Hanergy, e questo ha amplificato in maniera automatica il processo. Nel giro di pochi secondi, la valorizzazione del gruppo, specializzato in pannelli solari, si era già ridotta di un quarto. Alle 10:40, le azioni valevano il 47% in meno dall’apertura delle contrattazioni, e la quotazione era sospesa su richiesta del regolatore. Li Hejun, che detiene i tre quarti del capitale del suo impero, aveva appena perso quasi 13 miliardi di euro in 23 minuti.

Un’assenza pregiudizievole

Quella stessa mattina, Li Hejun aveva deciso di non presentarsi all’assemblea generale degli azionisti. Ma questa decisione gli si era rivoltata contro: l’assenza aveva nutrito le voci già esistenti in merito a un’inchiesta sulle pratiche del gruppo, nel quadro della campagna nazionale anticorruzione. In realtà, Li aveva preferito presenziare all’apertura di un centro di esposizione sulle energie rinnovabili finanziato a sue spese a Pechino.

Membro della minoranza hakka e originario dell’industriosa provincia del Guangdong, questo signore di 48 anni è tutto tranne che una superstar in Cina, al contrario di personaggi come Jack Ma, fondatore del gigante dell’e-commerce Alibaba. Prima di questo recente fiasco, né la sua storia di successo né la sua vita privata rappresentavano un reale interesse per l’opinione pubblica. Come molti piccoli imprenditori della regione, Li si era dapprima lanciato, nel 1994 – in un periodo di intense riforme economiche – nella fabbricazione di prodotti elettronici, poi aveva puntato alle forme di energia cosiddette rinnovabili.

In un primo tempo si era concentrato sull’energia idroelettrica. A partire dal 2000, aveva vinto i contratti di costruzione per una serie di dighe nel sud-ovest della Cina. Finché nel 2010 aveva fatto edificare, dopo aver ottenuto considerevoli prestiti, la diga di Jinanqiao, nella parte alta del corso del Fiume Azzurro. All’epoca aveva avuto la meglio su diverse imprese statali, mostrando così di aver saputo intrecciare i legami giusti in seno al potere. A quel punto, si è rivolto al solare, puntando sui pannelli flessibili e realizzati con strati sottili in silicio. Il resto è una storia di speculazione tutta cinese.

La bolla speculativa delle energie rinnovabili

Nel novembre del 2014, il governo ha autorizzato gli investitori della Cina continentale, i cui flussi di capitali restano comunque strettamente controllati, a investire in alcune azioni di quella piattaforma aperta che è Hong Kong. È così affluita un’ondata di fondi che si è concentrata in modo particolare nei settori di nicchia delle energie rinnovabili, creando una bolla speculativa di cui Hanergy ha largamente beneficiato. Al punto tale che, anche dopo la sua recente delusione, Li Hejun dispone comunque di un gruzzoletto tre volte superiore a quello che era un anno fa. Prima di crollare per quasi la metà del loro valore in meno di mezzora, le sue azioni avevano in precedenza toccato il +664% in dodici mesi.


Harold Thibault, «Ce Chinois a perdu 13 milliards d’euros en 23 minutes», Le Monde, 1 giugno 2015

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