Cadaveri ecofriendly

Gli americani e il compostaggio dei cadaveri

Dopo il parto naturale, è la volta del trapasso biologicamente irreprensibile: negli Stati Uniti prende piede la nuova tendenza delle inumazioni “green”. Dove “green” ha diverse possibili interpretazioni.
Di Konrad Ege

Molte donne americane credono nella necessità di un inizio di vita il più naturale possibile, e sempre più spesso quindi danno alla luce i figli al di fuori dell’ospedale. Ora anche per la fine della vita sembra imporsi una simile tendenza: negli Stati Uniti la cultura dell’inumazione cambia, ha annunciato il fondatore del Green Burial Council [Consiglio per l’inumazione “green”, N.d.T.] Joe Sehee. Viene così a formarsi un nuovo settore – quello della sepoltura ecofriendly.

In questo ambito, un’idea decisamente radicale è quella presentata di recente a Seatte, nello Stato di Washington. L’Urban Death Project, progetto cittadino di sepoltura, prevede infatti il compostaggio dei cadaveri.

Una proposta che «rimanda al ciclo della vita e della morte», spiega l’iniziatrice Katrina Spade, architetto e antropologa. Che già da tempo è abituata alle reazioni inorridite suscitate dalla sua idea. «Di solito le prime domande sono quelle sulla puzza» dice la 37enne.

L’odore della morte

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I cadaveri sono posizionati nel nucleo di questa struttura e i gas che si generano dopo la putrefazione vengono deviati.

Ma non è un problema, minimizza Spade. Il suo progetto presuppone di costruire edifici a tre piani in cui, a seguito di riti religiosi o laici, i cadaveri sarebbero deposti in uno strato vegetale ricco di carbonio nel “nucleo” della struttura.

Avviato il compostaggio, le spoglie mortali sarebbero demolite con l’aiuto di microbi, finché non rimarrebbe solo il terreno. Questa struttura sarebbe inoltre dotata di un sistema di ventilazione, completa Spade.

E poi: negli Stati Uniti il compostaggio di resti animali è una procedura ben avviata. Non c’è ragione per cui possa funzionare per pesanti tori e non per gli esseri umani.

Secondo Spade, un’inumazione “green” troverebbe particolare sostegno tra le persone che in vita davano grande importanza alla natura.

I 19.500 servizi di pompe funebri americani reagiscono alla nuova tendenza. Uno su cinque dichiara di aver offerto servizi “green”, come spiega la portavoce dell’associazione di categoria, Jessica Koth.

Quattro anni fa erano solo la metà. “Green” è un concetto definibile in modi diversi. A volte comporta l’uso di fiori “a chilometro zero”, a volte l’impiego di legna derivante da foreste sostenibili, approfondisce Koth.

Diverse pratiche di inumazione

L’inumazione americana è diversa da quella europea. Negli Stati Uniti infatti non vige l’obbligo di inumazione in un cimitero. I cadaveri poi sono spesso sottoposti a una moderna forma di imbalsamazione che permette loro di essere conservati meglio. Nell’impresa di pompe funebri, i liquidi corporei vengono quindi sostituiti da sostanze chimiche come la formaldeide.

È una tradizione che risale alla guerra civile americana (1861-1865), quando per la prima volta dei soldati morivano lontani da casa, ma le famiglie dei caduti volevano un’inumazione in patria.

Joe Sehee del Green Burial Council trova del tutto illogico procrastinare l’imputridimento tramite processi di imbalsamazione. E poi, i prodotti chimici non fanno bene all’ambiente, dice.

Inoltre si dichiara indignato per il fatto che nel regolamento di molti cimiteri si preveda di seppellire le bare in una colata di cemento, che sarà poi ricoperto di terra. Secondo Sehee, questo serve unicamente a facilitare la gestione dei cimiteri: senza cemento, infatti, le bare a un certo punto si sfondano ed è più difficile tagliare l’erba.

Spade ritiene che il primo prototipo dell’Urban Death Project sarà realizzato tra cinque anni circa. Di recente, il New York Times ha riferito i primi tentativi di compostaggio di un cadavere nello Stato della Carolina del Nord. Il progetto rientra nel trend della crescente consapevolezza ecologica, così dichiara anche Jessica Koth. Resta solo da vedere come si evolveranno le cose.


Konrad Ege, «Amerikaner wollen Leichen kompostieren», Die Welt, 19 maggio 2015

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