Whatsapp e carta igienica

Hanno la carta igienica? Scrivilo su WhatsApp

La crisi in Venezuela peggiora di giorno in giorno. L’informazione è il requisito fondamentale per fare la spesa – e diventa quindi una merce di scambio.
Di Michael Stürzenhofecker

Il paziente morirà, la direttrice del reparto malattie infettive dell’ospedale universitario di Caracas non lascia adito a dubbi. Quello che non è chiaro è se l’uomo soccomberà per la mancanza di medicinali o per denutrizione. I pasti che l’ospedale può assicurare non sono sufficienti per un malato grave, dice la dottoressa, che come tutti gli altri interlocutori vuole rimanere anonima per paura di subire ripercussioni. Dato che il paziente non ha il sostegno né di amici né di parenti, non ha chance.

In Venezuela, molti alimenti, medicinali e prodotti per l’igiene sono praticamente impossibili da trovare fin dall’inizio dell’anno. È vero, sono poche le persone che soffrono la fame – ma chi vuole essere ben rifornito dev’essere abbiente o avere buone conoscenze. La cena di Leonardo, tassista, ad esempio, dipende meno dal fatto che trovi clienti e più dal fatto che riesca a racimolare abbastanza informazioni.

Lo smartphone, il 48enne se lo tiene sempre attaccato alla portiera della sua piccola Ford Fiesta. Se c’è una piccola folla davanti a un supermercato della sua città natale, San Cristóbal, o se un cliente gli dice dove si vende un certo prodotto introvabile, Leonardo lo comunica subito ad amici e parenti attraverso WhatsApp. Questi si mettono per strada e cercano di accaparrarsi qualcosa. Leonardo tiene informate fino a un centinaio di persone nei tre gruppi che ha organizzato. «Quando vedo gente con le borse della spesa, guardo in automatico cosa c’è dentro» dice.

Manca quasi tutto

Anche il tassista ne approfitta: «A volte qualcuno scrive che in questo o quel supermercato c’è qualcosa di particolare da comprare e se per caso mi trovo nei paraggi arrivo prima degli altri». Oltre a WhatsApp, Leonardo usa Twitter, dove i servizi per gli acquisti come @traffictachira danno anche informazioni sui tempi di attesa e sui prodotti disponibili oppure avvisano quando ci sono distribuzioni di medicinali. Altre persone chiamano o scrivono SMS se scoprono qualcosa. La sera, Leonardo e i suoi colleghi tengono d’occhio i supermercati per vedere quali camion arrivano e per capire cosa ci potrebbe essere in vendita il giorno dopo. Chi lavora al supermercato diventa un amico richiesto. Spesso sa per primo che prodotti ci saranno. Ma di rado divulga queste informazioni a titolo gratuito.

Da alcuni mesi, oltre a latte, olio, zucchero e caffè, anche articoli per l’igiene come i pannolini e la carta igienica sono diventati beni introvabili in Venezuela. In molti negozi, i clienti possono fare la spesa un giorno a settimana, che dipende dall’ultima cifra scritta sulla carta d’identità. Lo stato socialista distribuisce beni di prima necessità e ne fissa il prezzo. Solo così molti possono ancora permettersi di comprare da mangiare. Ma sono soprattutto gli elettori del partito governativo PSUV ad approfittarsene, specie nei quartieri poveri.

Nel frattempo, molte aziende venezuelane hanno gettato la spugna. Impossibile contrastare l’azienda statale dell’ex presidente Hugo Chávez e coprire i costi di produzione con i prezzi calmierati. Le materie prime o i pezzi di ricambio, poi, vanno spesso importati. Ed è sempre più caro, specie dopo la svalutazione della moneta nazionale. Stando all’associazione commerciale Fedecámaras, negli ultimi anni più di 4.000 fabbriche si sono arrese e più di 200.000 negozi hanno chiuso i battenti.

Il Venezuela dipende in gran parte dalle importazioni, finanziate con i proventi della vendita di petrolio. Ci sono state spesso situazioni difficili, negli scorsi anni. Soprattutto dopo Capodanno, quando ai funzionari governativi sono stati versati stipendi extra che hanno reso sempre più scarso il denaro da destinare alle importazioni. Ma il 2015 è ancora più difficile degli anni scorsi: il Venezuela ha finito i soldi. Il prezzo del petrolio è sceso drasticamente e la crisi si aggraverà a partire da maggio, queste le parole dell’economista José Guerra, che ha una posizione critica nei confronti del governo. A quel punto il prezzo del petrolio si ripercuoterà in modo drastico sulle entrate statali. Le agenzie di rating hanno già declassato il Paese.


Michael Stürzenhofecker, «Mit WhatsApp zum Toilettenpapier», Die Zeit, 23 Marzo 2015

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