Adams, Gaiman, l’universo e tutto quanto (II)

“Douglas Adams mi ha fatto diventare uno scrittore”: Neil Gaiman rende omaggio al suo amico e sua fonte di ispirazione

Nel rendere omaggio al suo genio nella conferenza annuale su Douglas Adams, lo scrittore spiega come l’aver incontrato a 22 anni l’autore della Guida galattica per gli autostoppisti gli abbia cambiato la vita.
Di Alison Flood
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Douglas Adams e Neil Gaiman assieme

(continua da qui)

La serie radiofonica si trasformò negli amatissimi libri della Guida galattica, veri e propri bestseller, ma Adams non ha mai davvero voluto fare lo scrittore, stando a Gaiman. Scrivere romanzi «era una professione che faceva in modo riluttante, contro cui sbatteva, o in cui inciampava. Penso che forse Douglas sia stato un futurologo, o uno spiegatore. Forse un giorno ci accorgeremo che il lavoro più importante al mondo sia quello di spiegare il mondo a se stesso in modi che il mondo stesso non potrà dimenticare» ha spiegato lo scrittore.

E Adams, secondo Gaiman, era un genio. «Non ho incontrato molti geni nella mia vita. Alcune persone straordinariamente intelligenti, ma sono pochissimi quelli che classificherei come geni. Douglas è uno di questi, perché vedeva le cose in modo diverso, ed era in grado di comunicare il suo modo di vedere le cose, e una volta che ti spiegava le cose secondo il suo modo di vederle, era quasi impossibile vederle nel modo in cui eri abituato a vederle prima».

Gaiman ha inoltre raccontato al pubblico di aver chiesto ad Adams quale fosse la sua fonte di ispirazione letteraria. «Mi rispose “P.G. Wodehouse, ma non se ne accorge mai nessuno”, e poi mi lesse una frase tratta da L’inimitabile Jeeves», frase che Gaiman ha letto al pubblico. «Vede, in genere non mi lascio trascinare nei Litigi di Famiglia. Nelle occasioni in cui le Zie urlano entrambi, come mammut ruggenti ai capi opposti di paludi primordiali, e la lettera dello Zio James sul comportamento peculiare della Cugina Mabel viene fatta girare nella cerchia familiare (“Per favore leggila attentamente e poi dalla a Jane”), il clan ha la tendenza a ignorarmi. È uno dei vantaggi dell’essere scapolo – e, a quanto dicono le persone a me più care, uno scapolo piuttosto tonto».

«Gli dissi “ma quella non l’hai usata per i materassi?” e lui rispose “sì”» ha rivelato Gaiman, in riferimento ai materassi senzienti ma ottusi di Sconchiglioso Zeta, in La vita, l’universo e tutto quanto. Lo scrittore ha ammesso a sua volta di aver usato una battuta di Adams per il suo romanzo Nessun dove.

«Qual è il tuo nome, umano?» viene chiesto ad Arthur Dent. «Dent. Arthur Dent» lui risponde, per poi essere chiamato «DentarthurDent». In Nessun dove, l’eroe di Gaimen si presenta come «Richard. RIchar Mayhew. Dick».

«È l’unica volta in cui ho messo una battuta solo e soltanto in segno di omaggio» ha raccontato il romanziere. «Ho detto a Douglas che l’avrei fatto, e lui ha approvato».

L’autore di bestseller come American Gods e I ragazzi di Anansi, e della nuova raccolta di racconti Trigger Warning, già acclamata dalla critica, ha dichiarato: «Non so davvero chi sarei oggi se, a 22 anni, non avessi intervistato Douglas». L’intervista, ha detto Gaiman, lo ha spinto a scrivere Don’t panic, un libro in onore di Adams.

«Passavo un sacco di tempo con Douglas e scrivevo con uno stile pulito, divertente, tipico humour inglese. Una volta arrivato alla fine, mi dissi “è divertente scrivere questa roba, dovrei farlo ancora”. Allora scrissi 5000 parole e le feci leggere ai miei amici. Uno di questi, Terry Pratchett, mi richiamò, otto mesi dopo, e mi disse “ti ricordi quel pezzo, cosa hai intenzione di farci?”».

I due decisero di collaborare a un libro – «Era davvero come se Michelangelo ti avesse chiamato e ti avesse chiesto: “Facciamo un soffitto assieme?” ha spiegato Gaiman – che è poi uscito con il titolo Buona Apocalisse a tutti!.

Gaiman ha concluso il suo intervento con una punta di ottimismo, affermando che «le storie vivono incredibilmente a lungo […]. Abbiamo figli in carne e ossa […] ma abbiamo anche figli di storie, e questa è immortalità, a suo modo» ha detto, aggiungendo poi, in risposta a una domanda del pubblico, che è un peccato non avere più opere di Adams.

«Douglas era un fan di P. G. Wodehouse. Con Wodehouse puoi riempire un’intera mensola di libri. Con Douglas, solo una piccola parte, e mi dispiace che non sia enorme».


Alison Flood, «Douglas Adams made me a writer: Neil Gaiman salutes his friend and inspiration», The Guardian, 4 marzo 2015

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