Eclissi: da Mosé a Einstein

Un’eclissi solare come questa si ripresenterà solo nel 2039

Venerdì mattina ci sarà un’eclissi solare parziale. Per molti è un divertimento, per gli scienziati un giorno di festa. Attenzione però: per guardare direttamente il sole servono delle precauzioni!
Di Brigitte Röthlein

Rispolverate gli “occhiali da eclisse”, perché venerdì tra le 9.30 e le 12 la luna si sovrapporrà in parte al sole da ovest, coprendolo per l’82%. Uno spettacolo che, anche in un’epoca “illuminata” come la nostra, riesce ancora a lasciare il segno. Oggi sappiamo che il fenomeno si verifica perché la luna crescente attraversa l’orbita del sole e quindi getta la propria ombra sulla terra.

Questa volta il satellite non coprirà il disco solare integralmente, non avremo quindi a che fare con un’eclissi solare totale, ma solo con una parziale. Finché la luna copre meno della metà del sole, non si ha un’eclissi, perché la diminuzione di luminosità è pressoché impercettibile. Ma con una copertura dell’82% si avverte un oscuramento di circa un terzo della luce totale. In Europa centrale un’eclissi solare del genere si ripresenterà solo tra 24 anni, vale a dire il 21 giugno 2039.

Quindi chi vuole sfruttare quest’occasione – visto che per un po’ non ce ne saranno altre – osservando più da vicino cosa succede in cielo, deve munirsi di un paio di “occhiali da eclissi” professionali. «Anche solo un breve sguardo al sole può danneggiare la retina al punto tale da ridurre o addirittura perdere la vista» mette in guardia l’Ufficio federale tedesco Bundesamt für Strahlenschutz.

Attenzione: vista a rischio

Non si dovrebbe fare affidamento su metodi casalinghi, dicono gli esperti. Occhiali scuri, strisce di pellicola nera, CD e compagnia bella non sono adatti per osservare il sole, anzi sono un pericolo. Andrebbero usati solo occhiali o filtri appositi, che si possono acquistare nei negozi di ottica e che chiaramente sono destinati a questo scopo specifico. Lasciano infatti passare solo lo 0,001% della luce solare.

Ma anche chi non guarda direttamente la luce del sole vive un’esperienza unica nel vedere il sole oscurarsi nell’arco di pochi minuti. Quando il poeta Adalbert Stifter l’8 luglio del 1842 osservò un’eclissi totale a Vienna, scrisse: «Mai, mai in tutta la mia vita sono stato così sconvolto… come in questi due minuti. È un po’ come se Dio all’improvviso mi avesse detto una parola e io fossi riuscito a capirla».

Finché non è scoperto da cosa deriva un’oscurità così improvvisa, questi episodi erano considerate punizioni divine. Basta pensare alle dieci piaghe d’Egitto di cui narra l’Antico Testamento: gli Egizi tenevano gli israeliti in schiavitù e non permettevano loro di lasciare il Paese.

Quindi il loro capo, Mosè, li minacciò nel nome di Yahweh promettendo loro dieci piaghe, una delle quali era una grande oscurità. Quando il faraone si rifiutò di cedere alle suppliche, ebbero inizio le piaghe. Gli storici ritengono che l’oscurità in questione fosse o un’eclissi solare o il cosiddetto khamsin, un vento del deserto che con le sue nuvole di sabbia oscura la luce.

Un altro aneddoto passato alla storia è quello tramandatoci dallo storico Erodoto: il saggio greco Talete di Mileto avrebbe predetto per il 585 a.C. un’eclissi solare. I Lidi, in guerra con i Medi, ne avrebbero approfittato per ritardare ogni loro decisione e, su consiglio di Talete, attendere l’eclissi. Il capo dei Medi si sarebbe spaventato a tal punto per quella che considerava una catastrofe naturale che l’avrebbe interpretata come un segnale degli dei per fargli concludere in fretta la pace con i nemici.

Ma non solo in questi episodi un’eclissi ha permesso di modificare il corso della storia mondiale. Anche nella scienza ci sono molti casi in cui l’oscuramento del sole ha portato a scoperte decisive. In particolare, gli studiosi hanno imparato molto proprio nei momenti in cui non si vedeva il sole in modo diretto.

L’esplorazione della corona solare

Ad esempio, alcune eclissi solari del XIX secolo sono state decisive per la scoperta dei processi che avvengono nella corona solare. Il 18 luglio del 1860 due studiosi della costa mediterranea spagnola sono riusciti in modo indipendente l’uno dall’altro a fotografare per la prima volta le protuberanze solari.

Quando il disco solare è coperto dalla luna, queste si possono osservare particolarmente bene. I ricercatori quindi hanno potuto dimostrare che le lingue di fuoco rosse che escono dalla superficie del sole non sono il risultato di illusioni ottiche.

Otto anni dopo, il 18 agosto del 1869, gli scienziati hanno analizzato le righe spettrali della corona solare, che danno informazioni sulla composizione chimica della materia luminosa. Era sempre presente una riga verde, che non si riusciva ad attribuire ad alcun elemento chimico.

Già si pensava di aver scoperto un nuovo elemento, il coronio; poi però si scoprì che si trattava di nuclei di ferro che a causa delle temperature estremamente elevate avevano perso una buona parte dei loro elettroni. Già un anno prima gli scienziati in una spedizione sull’eclissi solare in India avevano dimostrato che le protuberanze del sole sono formate prima di tutto da gas idrogeno caldo.

Un’eclisse solare a conferma della teoria della relatività

Ancora oggi i ricercatori osservano il bordo del sole proprio per raccogliere informazioni sul suo centro. Quindi non aspettano l’eclissi, ma usano un coronografo, uno strumento di osservazione che copre il disco solare lasciandone libero solo il bordo.

Uno degli apici nella storia delle eclissi solari è rappresentato dalla dimostrazione della teoria di Einstein che la luce è attratta dalla massa. Einstein l’aveva dichiarato nella sua teoria della relatività. Già nel 1911 aveva calcolato che in un’eclissi solare la deviazione del fascio di luce proveniente da una stella posizionata dietro il sole è così grande che si riesce a misurarla anche dalla terra. Aveva quindi incitato gli astronomi a occuparsi della questione.

La prima guerra mondiale e il cattivo tempo impedirono una riprova di queste affermazioni in occasione dell’eclissi del 21 agosto del 1914. Ma tre anni dopo i britannici organizzarono due spedizioni che, il 29 maggio del 1919, avrebbero dovuto dimostrare l’ipotetica deviazione della luce proveniente dal gruppo delle Iadi – che stanno proprio dietro al sole.

C’è stata una serie di difficoltà prima che i dati di entrambi i gruppi fossero valutati e confrontati. Una decisione definitiva è stata presa solo nell’ottobre del 1919, e il 6 novembre è stato reso noto a Londra il risultato delle spedizioni: Einstein aveva visto giusto.

Costi aggiuntivi per l‘energia elettrica

L’ombra della luna questa volta potrebbe portare problemi per l’industria energetica: in Germania al momento ci sono impianti fotovoltaici per circa 40 GW, il corrispondente di circa 40 centrali a carbone. Se il sole si oscura di un terzo per due minuti buoni senza preavviso, la produzione di energia elettrica si riduce per poi aumentare velocemente.

Ma i responsabili delle reti elettriche tedesche sanno cosa li aspetta e i generatori sostitutivi saranno potenziati in tempo per compensare la perdita di corrente. Spegnere preventivamente tutti i generatori solari sarebbe impossibile. In passato nessuno aveva saputo con certezza quando ce ne sarebbe stato bisogno, altrimenti si sarebbe potuto far finta di avere solo un altro giorno di cielo coperto come tanti.

L’organizzazione necessaria a evitare cortocircuiti dovrebbe, secondo le stime degli esperti, generare costi aggiuntivi dell’ordine di milioni, che verranno poi pagati dai consumatori. Quindi che nessuno dica che gli eventi cosmici non influenzano direttamente la nostra vita!


Brigitte Röthlein, «So eine Sonnenfinsternis kommt erst 2039 wieder», Die Welt, 15 marzo 2015

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