Quando il pensiero incontra se stesso

Un filosofo che scrive un porno sul pensiero

1.500 pagine su Hegel, scritte da Slavoj Žižek per di più: bisogna proprio leggerlo, Weniger als nichts? Sì, bisogna proprio leggerlo perché è un’esplosione del pensiero.
Di Andreas Rosenfeld

È straordinario pensare che i libri siano oggetti del mondo fisico. Perché non c’è niente di meno tangibile del contenuto di un libro, della sostanza che vi risiede. Pensieri, concetti, idee – in senso stretto tutto ciò non esiste, e se fa parte della vostra natura pensarci a lungo o troppo intensamente diventerete matti o finirete per restare soli.

Sono queste le accuse rivolte alla filosofia: che si tratti di un hobby per pazzi farneticanti, ai quali sarebbe meglio appendere al collo il cartello “demente” e che da soli con tutte quelle idee strampalate per la testa non possono sopravvivere nella realtà concreta, quella vera, incontestabile.

A chi la pensa in questo modo bisognerebbe tirare in testa il nuovo libro di Slavoj Žižek, così capirebbe quanto si sbaglia. Perché il tomo di 1.408 pagine è quanto di più forte ci sia per dimostrare, anche senza bisogno di aprirlo, che una cosa astratta e incorporea come il pensiero – «Meno di niente», per riprendere il titolo del libro – può diventare una forza motrice che domina la sfera delle idee ma plasma al contempo in maniera incessante tutta la realtà che la circonda.

Žižek è un ciarlatano?

È impossibile trovare un oggetto che non sia intriso di pensiero. E un libro da questo punto di vista è un oggetto tra gli oggetti – solo che gli si attribuisce più facilmente la capacità di produrre idee rispetto a un bosone di Higgs o a una sigaretta.

Già da tempo siamo al centro del tema del libro, ovvero la filosofia dell’idealismo tedesco, che non ha niente a che vedere con il mondo classico dei sommi ideali. Serviva qualcuno come Žižek per eliminare una volta per tutte il malinteso – un nomade slovacco, che sembra un Diogene uscito da un bidone della spazzatura, parla a raffica e non viene preso sul serio dai docenti tedeschi più tradizionalisti perché sembra un ciarlatano capace di sviluppare una gigantesca teoria a partire da ogni cretinata.

Ed è vero. Žižek è una slot machine che dà sempre il jackpot. Basta solo inserire un gettone piccolo piccolo per essere inondati da una valanga di monete. In Weniger als nichts ci sono pesci morti, Mubarak, il film di Hollywood “Thelma e Louise”, Kleist e Heidegger, papa Benedetto XVI, amore, fossili, il teorema di Gödel e perfino Boris El’cin. Il comune denominatore di tutti questi elementi (e ce ne sono altri, si potrebbe andare avanti all’infinito) è che esistono. Žižek vede il mondo come un’enorme rete di connessioni sinaptiche di un esteso cervello in cui tutto è collegato a tutto il resto. I collegamenti esistono già, serve solo qualcuno che li metta in funzione.

Che poi, chi ce lo fa fare? Tutto collegato? Ma dai! Perché farsi un’overdose di pensiero sotto forma di un libro di quasi 1.500 pagine che nessuno può dire di aver letto attentamente pagina per pagina, perché con una velocità media di lettura di venti pagine all’ora servirebbero due settimane lavorative a tempo pieno, esclusi gli straordinari per le riflessioni.

Chi ce lo fa fare di ascoltare uno che si definisce un idiota e dice del proprio libro che è una «guida a Hegel per imbecilli che hanno un QI pari alla loro temperatura corporea (espressa in gradi celsius)»? Bisogna diventare stupidi prima di raggiungere la conoscenza assoluta?

Slavoj Žižek ha scritto un libro sul tutto, e ha scritto un libro su Hegel. Ed è la stessa cosa, perché la filosofia di Hegel è una Theory of Everything, la maggiore e la migliore mai realizzata, una nuova visione del mondo. Molti credono che il pensiero filosofico pre-Hegel sia solo una premessa e quello post-Hegel una nota a piè di pagina nella storia della filosofia: anche Žižek segue questa teoria, pur desiderando per Weniger als nichts che sia più di una nota a piè di pagina, che serva a ribadire Hegel.

«La verità non è direttamente raggiungibile», questo l’insegnamento della dialettica. La mente deve farsi largo in una massa spettrale di fenomeni e superare delusioni e sconfitte raccapriccianti, prima di poter constatare alla fine che questo movimento è la sola verità.

Weniger als nichts è uno di quei rari libri in cui il pensiero incontra se stesso, dando vita a costanti esplosioni. Solo se si accetta che Žižek, in altri contesti uno psicoanalista e marxista postmoderno, qui agisce da fido hegeliano, è possibile capire il suo filosofeggiare irregolare.

È un idealista iperattivo con un disturbo dell’attenzione, e volge lo sguardo a un mondo che non è più così ordinato come lo ora l’impero prussiano cui apparteneva il docente di filosofia Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Ma anche per Žižek solo il tutto e non un’enunciazione isolata può essere la verità. Il suo libro trasuda parole chiave come “oggetto piccolo (a)” e “significante fallico” ma non esiste un dizionario “Žižek-Tedesco / Tedesco-Žižek”. Se anche il contenitore lascia a desiderare, con Žižek il contenuto è più strabiliante di una fabbrica di giocattoli americana: ecco perché le sue meditazioni non vanno tradotte in parole più semplici come se si trattasse delle frasi contorte di un impostore. La loro importanza è anche l’ostentazione con cui sono espresse: Weniger als nichts non ricorda i romanzi di formazione come facevano le opere di Hegel, ma piuttosto le scene di inseguimenti nei film d’azione.

Il debole di Žižek per i paradossi – come il solipsista che cerca disperatamente di convincere gli uomini che solo lui stesso esiste, o il predicatore della tolleranza che non accetta contestazioni – non è un capriccio. Il mondo è pieno di casi limite e il normale è solo un caso limite dei casi limite.

Il terreno su cui ci muoviamo ogni giorno è formato da contraddizioni. Quindi Marx, con il suo tentativo di stravolgere da capo a piedi Hegel e le sue teorie, almeno nella realtà ha fallito. Žižek lo sa, alla fine del libro ricorda malinconico i «processi andati perduti nel corso della storia mondiale». Lui stesso, lacaniano e in ultima analisi macho slavo, non vuole saperne di testa o piedi. Un drink prima, quello che va fatto, poi una sigaretta – dal punto di vista dialettico sono queste le parti in cui è divisa la sua opera.

Si tratta di sesso, allora. La forza trainante è l’idea, che può muovere ogni cosa. E ogni attività fine a se stessa è sessualità, «un circolo vizioso di ripetizioni inutili». Žižek parla di una stretta di mano che si protrae troppo a lungo. Ma in fondo anche questo libro che non vuole finire mai è un esempio calzante. Weniger als nichts è un grande lavoro pornografico sul pensiero.


Andreas Rosenfeld, «Ein Philosoph schreibt einen Porno über das Denken», Die Welt, 27 gennaio 2015

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