Sempre connessi, sempre stressati

Sempre raggiungibile, sempre “acceso” per lavoro. Piuttosto stressante

di Marieke ten Katen

È lunedì, la settimana lavorativa riprende. Ma avete passato un weekend degno di tal nome? Una mail rapida al capo prima di andare a letto. O un sbirciata alla posta elettronica, durante una visita da amici, per vedere se vi è sfuggita qualche mail importante. Oppure, domenica pomeriggio, un briefing con alcuni colleghi per discutere del progetto di settimana prossima. Cose che a volte capita di fare.

Siamo raggiungibili sempre e dappertutto. Ma quali sono le reali conseguenze di questa continua disponibilità?

Sono state condotte diverse ricerche sull’argomento, ma non tantissime: per la precisione 63, dal 1992 al 2014. Una ricerca sostiene che la disponibilità continua è positiva per il dipendente: si può lavorare ovunque ed essere molto flessibili – un fatto positivo per l’equilibrio tra lavoro e sfera privata. Eppure questo fenomeno rende anche più difficile staccarsi dal lavoro. Crea stress, non solo per l’individuo, ma anche per la sua famiglia. Da un sondaggio dell’istituto di ricerca americano Gallup è emerso che le persone più disponibili al di fuori degli orari di ufficio sono anche le più soggette a stress da lavoro.

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Sull’asse orizzontale la frequenza con cui gli intervistati leggono le mail fuori orario (regolarmente – ogni tanto – raramente – mai), sull’asse verticale la percentuale degli intervistati stressati
Sull’asse orizzontale il tempo destinato al lavoro fuori orario (più di 7 ore – 3-6 ore – 1-2 ore – mai), sull’asse verticale la percentuale degli intervistati stressati

Ma questo è uno sviluppo positivo o negativo? Svenja Schlachter, PhD candidate per l’università del Surrey, ha cercato di stabilirlo e ha raccolto tutte le informazioni disponibili. Al momento sono disponibili i primi risultati.

Perché questa panoramica?
Schlachter: «Gli studi sull’uso di dispositivi elettronici tra i lavoratori sono ancora relativamente pochi. Eppure questi prendono in considerazione diverse conseguenze: per il lavoratore, per la comunicazione e per l’impresa. Facciamo una panoramica per capire cosa sappiamo e cosa dobbiamo ancora scoprire».

E sono molte le informazioni mancanti?
«Sì. Conosciamo le conseguenze positive e negative, ma la domanda è come possiamo potenziare gli effetti positivi».

Perché ora gli effetti negativi hanno il sopravvento?
«Sì, la maggior parte dei soggetti percepisce come stressante il fatto di dover rispondere sempre, ovunque si trovi. Tuttavia alcune persone ne ricavano anche una determinata sensazione di controllo: possono lavorare comodamente da casa quando , per esempio, aspettano l’idraulico. Ma questi risvolti positivi sono chiaramente più rari. Dobbiamo lavorarci su».

Come?
«Siamo diventati una società raggiungibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E una società non si lascia modificare così facilmente. Dobbiamo osare definire il problema. Le persone sono spesso passive: “Lo fanno tutti, quindi lo faccio anch’io”. Ma se molte persone si trovano in una situazione non ideale, occorre fare qualcosa».

Per esempio dire al capo che la sera il telefono resterà spento?
Non è facile, ma occorre affrontare l’argomento. E soffermarsi di più sulla questione: perché uso il mio telefono? Lo voglio davvero, ne ho davvero bisogno? Ma se lo devono chiedere anche i datori di lavoro, che devono modificare questa politica».

Una politica che, a quanto emerge dal sondaggio di Gallup. ha un ruolo di primo piano nell’uso del cellulare fuori dall’orario d’ufficio.

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Sull’asse orizzontale la frequenza con cui i datori di lavoro chiamano i dipendenti fuori dall’orario d’ufficio (regolarmente – ogni tanto – raramente – mai), sull’asse verticale la percentuale di lavoratori.

In Germania ci sono già diverse imprese che vietano ai dipendenti di leggere le mail di lavoro dopo le 18. È il caso di BMW, che offre ai dipendenti il “diritto all’irraggiungibilità”.


Marieke ten Katen, «Altijd bereikbaar, altijd “aan” voor je baan. Nogal stressvol», NRC Q, 26 gennaio 2015

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