Porno e morale

Per i britannici alcune posizioni sono vietate

Dal 2003 una legge britannica stabilisce i confini oltre i quali i DVD a contenuto pornografico non possono spingersi. Oggi le stesse disposizioni vengono trasferite dai film alla rete.
Di Thomas Kielinger

La pornografia è una piaga? La pensano così non solo i genitori di bambini in fasce d’età vulnerabili e alcuni gruppi sociali, ma anche, a quanto pare, l’organo di censura britannico per i film, il British Board of Film Censors (BBFC). Lo stesso che a metà settimana ha convinto il governo Cameron ad adottare un’interpretazione più severa della legge con cui si regolano i rapporti con i file audiovisivi dal contenuto pornografico.

Si tratta di una legge del 2003 che pone dei limiti alla rappresentazione di atti sessuali per i DVD a contenuto pornografico. Oggi la stessa legge si applica ai film simili disponibili online in streaming. La legge elenca tutta una serie di attività e posizioni sessuali non tollerate: chi vuole spingersi oltre e osservare contenuti più estremi deve cercare in Internet produttori stranieri che non rientrino nella legislazione britannica, almeno per ora.

La legge vieta gli atti sadomasochisti, come le frustate, e ogni forma di violenza. Ma anche l’eiaculazione femminile o il facesitting, attività che piace soprattutto alle donne e che prevede che un parner si sieda con gli organi genitali sul volto dell’altro. La nuova applicazione della legge chiama in causa proprio le donne che praticano arti simili.

Come Itziar Bilbao Urrutia, alias – e già possiamo intuire la sua specialità – Dominatrix. Il suo approccio alla pornografia prevede una particolare attenzione al ruolo delle donne. «Che c’è di pericoloso nel facesitting? È un’attività innocua, praticata da tutte le femministe del settore pornografico. È un simbolo di potere: le donne sono in alto, irraggiungibili».

Informare è più importante che legiferare

In un’intervista per il sito web Vice UK (pronto a concedere l’assoluzione all’intero sottosuolo peccaminoso del Regno Unito), Jerry Barnett del gruppo anti-censura Sex and Censorship ha dichiarato che le nuove restrizioni colpiscono soprattutto le pratiche più amate dalle donne. E ha commentato: «Qui la gente si permette di formulare giudizi morali e cerca senza sosta di vietare ai britannici la pornografia». Più sottile invece l’argomentazione di Erika Lust – nomen est omen – [Lust in inglese significa lussuria, N.d.T.], regista di film erotici: «Dobbiamo ridefinire ciò che è offensivo o pericoloso e ciò che rientra invece nella normalità della natura umana. Non dimentichiamolo: educare e informare sono più importanti del legiferare.»

Il ministero britannico della cultura, dei media e dello sport non ha ancora preso posizione: «La restrizione ai minori di 18 anni (R18 Certificate) si è finora dimostrata un valido alleato nella protezione dei bambini.»

I critici temono che venga intaccata la libertà del singolo

In un commento apparso su The Independent, il legale Myles Jackman ha espresso tutta la sua preoccupazione: le nuove restrizioni sarebbero solo l’inizio di una campagna per intaccare le libertà del singolo. Non tanto nel Regno Unito, dove esistono già da tempo diverse limitazioni per i film pornografici destinati alla vendita. Quello che lo preoccupa di più è l’effetto domino che potrebbe verificarsi se si dovessero adottare nuove regole in merito al materiale pornografico di origine non britannica.

Per dimostrare la concretezza dei suoi dubbi, Myles Jackman ha citato Peter Johnson, direttore dell’autorità garante Authority for Television On Demand (ATVOD), che in riferimento a una complessa questione giuridica, vale a dire se scaricare materiale pornografico vietato di origine straniera possa rappresentare un reato nel Regno Unito, si è detto chiaramente a favore di questa interpretazione. Cosa potrebbe fare l’autorità garante contro l’importazione illegale? In primo luogo bloccare le carte di credito britanniche utilizzate per acquisti simili.

Difficile trattare con i produttori stranieri

Myles Jackman pensa che per imporre sanzioni pecuniarie come questa sia necessario l’aiuto delle banche, che vieterebbero i pagamenti fatti ai produttori di video porno stranieri – a condizione che si possano identificare i loro indirizzi. Una cosa del genere sarebbe, per usare le parole di Jackman, un «magistrale, pericoloso precedente»: in breve, si proteggerebbero i minori e si sacrificherebbe la libertà di espressione in favore della difesa da contenuti internet indesiderati.

Per lui la pornografia è il «canarino di quella miniera che è la libertà di parola»: la prima vittima. Se non ci si difendesse da questi attacchi presto altre libertà sarebbero in pericolo.

I media britannici non hanno quasi commentato i fatti, svoltisi negli ultimi giorni. Che si siano già rassegnati all’incontrollabilità della “natura umana” a cui si appellava con tanta veemenza la Lust?


Thomas Kielinger, «Für Briten sind gewisse Stellungen im Netz verboten», Die Welt, 6 dicembre 2014

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