Di pinguini, soldati e bambole horror (It’s Christmas time)

Un pinguino di contrabbando, una bambola parlante da brividi e la guerra in trincea – Buon Natale 2014

Gli spot di John Lewis e Sainsbury’s hanno dato il via a un periodo festivo più prematuro che mai, nel quale raggiungeremo la bancarotta a colpi di click per accaparrarci prodotti natalizi scontati al 15%. Ma attenti a La Mia Amica Cayla…
di Charlie Brooker

Ehi, vi ricordate quando il Natale durava dodici giorni? Oggi lo gonfiano a tal punto da farlo sembrare un’epoca lunga due volte l’anno in cui cade. I primi segnali di allerta continuano a cambiare: non molto tempo fa l’inizio delle vacanze era segnato dal lancio dell’edizione natalizia di Radio Times [rivista britannica di programmi tv, ndt]. Oggi invece è dato dal lancio del consueto spot di John Lewis [catena britannica di negozi posh, ndt], nel quale quest’anno un bambino contrabbanda una pennuta d’oltreoceano, facendola entrare nel Paese rinchiusa in una piccola scatola e offfrendola in dono al suo pinguino alfa, ossia l’amichetto che esiste solo nella sua mente malata. Dicono che gli assassini psicopatici comincino spesso le loro “carriere” facendo cose orribili agli animali: speriamo che la storia prosegua nei prossimi anni, quando vedremo il pinguino immaginario ordinare al bambino di compiere riti natalizi sempre più atroci, fino a quando nello spot il bimbo sarà sottomesso al Re Pinguino e ballerà al chiaro di luna con indosso una collana di orecchie e bulbi oculari, il tutto visto dal mirino di un cecchino della polizia appostato sul tetto della casa dei vicini, già precedentemente evacuata.

Ma quest’anno lo spot John Lewis è stato oscurato da Sainsbury’s, la gargantuesca catena di supermercati, nota sostenitrice di campagne umanitarie, e dal suo spot strappalacrime nel quale una guerra perfettamente normale è rovinata da una tragica epidemia di calcio.

I soldati, bloccati in una gelida trincea – o “nel reparto surgelati”, nel gergo di Sainsbury’s – si fermano per cantare Astro del Ciel, fanno due tiri con i loro omologhi tedeschi e si affezionano a una tavoletta di cioccolato. È tutto molto toccante, se cancelli dalla mente la parte in cui il logo di un supermercato appare sopra un terreno di morte, cosa che non puoi fare.

Purtroppo lo spot non ci mostra gli eventi del giorno successivo, quando la guerra riprende e tutti ricominciano a prendersi a baionettate in faccia. Forza ragazzi, punti fragola per ogni headshot! Se ammazzate due crucchi, il terzo è in omaggio!

Milioni di giovani furono massacrati nella prima guerra mondiale – “impacchettati per sempre”, nel gergo di Sainsbury’s – e senza dubbio, mentre giacevano morenti in terra straniera, con gli occhi fissi su quello che rimaneva dei loro corpi spezzati, crivellati e ricoperti di fango, pronti a esalare il loro ultimo, sofferto respiro, avrebbero accolto con immenso sollievo la notizia che il loro sacrificio eroico sarebbe stato ricordato a cent’anni di distanza, nella pubblicità di un negozio.

L’anno prossimo faranno il massacro di Sharpeville.

Pubblicità a parte, un nuovo fenomeno natalizio è il Black Friday, una tradizione commerciale nata negli Stati Uniti e oggi apparentemente “di moda” anche qui, almeno secondo i comunicati stampa mascherati da notizie di agenzia. Ogni anno, nel primo venerdì dopo il Ringraziamento, orde di clienti squilibrati si mordono, picchiano e mutilano a vicenda nel tentativo di mettere le mani su prodotti scontati. È come osservare dei piranha mentre riducono una mucca al suo scheletro, anche se in modo meno civilizzato. Una volta pensavo che servisse qualcosa di eccezionale per causare il collasso della società civile – non so, un’Ebola trasmessa per via aerea, un modesto conflitto nucleare. Invece no. In realtà basta la promessa di uno sconto del 15% su un Dinosauro Transfomer Gnam&Sbam per aizzare un vicino contro l’altro in una lotta mortale a mani nude. Certo, è possibile che le immagini dei clienti omicidi siano state taroccate dai rivenditori online, pur di incoraggiarci a stare a casa e a raggiungere la bancarotta a colpi di clic. Non mi stupirei.

My Friend Cayla

Quest’anno tra i prodotti di Natale più in voga spicca La Mia Amica Cayla [My Friend Cayla, ndt], descritta come «la prima bambola al mondo con connessione internet», qualcosa che il genere umano ha implorato di avere sin dai tempi dell’abaco. La Mia Amica Cayla è molto, molto più spaventosa di un incubo. La tecnologia ha preso un familiare tòpos dei film horror – la bambola vivente che all’improvviso ti chiama per nome, senza che tu le tiri la cordicella – e ne ha fatto una realtà agghiacciante.

Sì, Cayla non è una bambola parlante qualsiasi. Lei «sa quasi tutto», secondo le parole del jingle. Questo perché può fare ricerche su Google con la sua mente computerizzata e dotata di Bluetooth. È una specie di Siri nelle sembianze di una bambina di plastica o, come recita il sito, «la bambola con cui puoi parlare come se fosse un’amica reale!» – il che è vero, se si presume che nelle conversazioni con i tuoi amici reali non fai altro che impartire comandi elementari e pretendere risposte a domande fattuali.

Nelle immagini promozionali si vedono dei bambini fare a Cayla domande basilari quali «Come si prepara una torta?» o «Qual è l’animale più alto?». Nessuno la usa per cercare su Google i sintomi di una malattia o per chiederle gli ultimi sviluppi sull’Isis, anche se in teoria è possibile farlo, e le notizie sarebbero ancora più terrificanti poiché raccontate da una bambina di plastica fredda e senza espressione, i cui occhi e la cui bocca nemmeno si muovono. Ora che ci penso, detta così, Cayla sarebbe perfetta per condurre un notiziario.

E sarebbe perfetta anche come spia. Non appena l’ho vista, ho pensato a una potenziale sceneggiatura per un horror agghiacciante su una bambola parlante connessa a internet che registra tutto quello che combinate e lo riferisce al governo, ai negozianti e a degli hacker random in Bielorussia. Male che vada ne posso ricavare un episodio di Black Mirror. Spero di riuscire a finire la versione per fiction prima che il relativo documentario in 3D venga lanciato nel dormiveglia della nostra realtà.


Charlie Brooker, «A trafficked penguin, a creepy talking doll and trench warfare – Happy Christmas 2014», The Guardian, 24 novembre 2014

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Qualche giorno fa in un brano di un libro di Inglese per una terza media si parlava di bruciare le previsioni del tempo sui toast e del pc che, conoscendo le preferenze del proprietario, stampa ogni mattina un giornale con le news adatte. Ecco, tutto ciò non è neanche creepy quanto questa bambola.

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    1. francescopanzeri ha detto:

      No, direi che qui siamo diversi livelli oltre :O

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