Nel nome della Francia, della Costituzione e dello stato civile (Amen)

Il battesimo, questo rito della Repubblica

Di Enora Ollivier

I piedi che scalciano nel vuoto, avvolta nel velluto rosso di un lenzuolo poco abituato ad accogliere ospiti della sua corporatura, Chloé, 3 anni, attende che l’assessore prenda posto dietro alla maestosa scrivania in legno che ricorda curiosamente l’altare di una chiesa.

È qui, nella sala dei matrimoni del municipio del 18° arrondissement di Parigi, che la bambina si appresta a essere battezzata. Se le alte vetrate dell’ampio locale conferiscono una maestosità quasi religiosa alla scena, è pur sempre sotto il busto di Marianne e davanti al ritratto ufficiale di Francçois Hollande che la cerimonia si svolge. In questo venerdì mattina di fine ottobre, Chloé viene «accolta solennemente in seno alla Repubblica». Le parole sono quelle di Evelyne Dams, assessore officiante di giornata che, in un breve discorso, ricorda i valori della democrazia e l’importanza dei riti che la animano.

Queste cerimonie, chiamate indifferentemente battesimi o parrainages [letteralmente “patrocini”, ndt], definiti civili o repubblicani, se non addirittura laici, dopo anni si sono fatti strada nelle sale dei matrimoni dei municipi francesi.

La pratica rasenta il sacro (repubblicano), poiché sarebbe stata avviata all’indomani della Rivoluzione francese, nel 1794, all’interno di un grande movimento di laicizzazione dell’anagrafe – i cui registri erano erano in precedenza tenuti dalla Chiesa.

A discrezione dei comuni
Quanti sono, come Chloé, ad avere Marianne per madrina? Senza dubbio «è una pratica alla moda» si sussurra in un comune dell’Île de France. Nel 18° arrondissement della capitale sono già stati celebrati 40 parrainages da inizio anno, e altri 5 saranno celebrati da qui a dicembre, contro i 36 dell’intero 2012 e i 38 del 2013. L’aumento supera il 15% annuo.

Ma a meno di censire il numero delle cerimonie, municipio per municipio, su tutto il territorio francese, è difficile quantificare il fenomeno. Il motivo: la pratica non è assolutamente ufficiale. Niente obbliga gli eletti a celebrare questi battesimi e chi sceglie di celebrarli non è nemmeno tenuto a registrarli.

L’intero rito è a discrezione del comune, dall’età dei padrini e delle madrine – alcune città chiedono che siano maggiorenni, altre che abbiano almeno 13 anni, età definita «del discernimento» da diverse collettività – fino allo svolgimento della cerimonia. Se i battesimi religiosi non hanno una maggiore struttura legale, sono tuttavia codificati dalle diverse autorità religiose che li registrano.

Ma la grande indeterminatezza potrebbe dissiparsi. Il gruppo socialista dell’Assemblea nazionale ha depositato a giugno una proposta di legge volta a ufficializzare una volta per tutte il battesimo rosso-bianco-blu che potrebbe quindi apparire nella sezione dell’anagrafe destinata ai neonati.

Si tratta del terzo tentativo, negli ultimi anni, di dare una struttura legale al battesimo civile: nel 2006 e nel 2008 i parlamentari della maggioranza, allora di destra, avevano redatto dei testi simili che, annegati nell’agenda parlamentare, non avevano portato a esiti concreti.

«È una pratica che esiste e che ha senso, è un peccato che non sia riconosciuta a livello ufficiale» sottolinea il deputato del PS Philippe Plisson, autore della nuova proposta di legge, da lui definita consensuale e positiva. «In un paese dove il catastrofismo dilaga, il battesimo civile mostra che i francesi credono ancora nello Stato repubblicano e che le istituzioni funzionano meglio di quanto non si dica» sostiene il deputato, ormai convinto che il suo testo sarà presto aggiunto all’ordine del giorno dell’Assemblea.

Dare un «valore simbolico» ai padrini
L’idea del testo è anche di istituzionalizzare il ruolo dei padrini, che d’ora in poi saranno chiamati a «impegnarsi, nel rispetto delle regole relative all’autorità parentale, a contribuire all’educazione e all’apprendimento della cittadinanza repubblicana del battezzato». In caso di mancanza dei genitori, i padrini saranno presi in considerazione ancora maggiore per la cura del bambino.

Riconoscere a delle persone care un posto nella vita del bambino, ecco una motivazione essenziale per diversi genitori sedotti dall’idea del battesimo. Per Pierre Blanc, che ha scelto il suo migliore amico come padrino per sua figlia, questo modo di procedere «permette di fare entrare amici fidati nella famiglia».

L’idea ha convinto anche Marie, che ha appena partorito un maschietto a Caen. Per lei, il battesimo civile che già progetta per suo figlio «darà un valore simbolico alla madrina». La 31enne racconta di essere cresciuta lei stessa «con padrino e madrina come punti di riferimento: sono persone importanti, che i miei genitori avevano scelto, per me». Quindi a suo avviso è fondamentale che suo figlio prenda a sua volta «coscienza del ruolo della madrina nella sua vita». Secondo Marie «c’è qualcosa che si lega all’essere padre o madre».

La repubblica come «terreno comune»
Battezzata secondo il rito cattolico, non pensa che porterà il figlio in chiesa per «scrupolo di onestà». «Se noi non siamo atei,» prosegue, menzionando il suo rapporto con la religione e quello del suo compagno, «siamo quantomeno agnostici, e formule come “far entrare il bambino nella casa di Dio” non hanno alcun senso per noi»

I battesimi civili non si sostituiscono in numero a quelli religiosi – alcuni, come i genitori di Chloé, scelgono del resto di battezzare i loro figli in comune e in chiesa – ma li accompagnano nel loro declino. Nel 2011, stando ai dati della Chiesa, sono stati celebrati 300.119 battesimi, il 23% in meno rispetto a dieci anni prima, nel 2001, e il 35% in meno rispetto al 1991.

Al di là dei genitori che si definiscono non cattolici, le cerimonie repubblicane sembrano anche più adatte alle coppie i cui membri sono di religioni diverse. «Finalmente la Repubblica è il nostro terreno comune» sorride Muriel, cattolica praticante sposata con un musulmano, i cui due figli sono stati battezzati dal sindaco di una città della periferia parigina. Se la nonna materna dei piccoli «all’inizio ha un po’ storto il naso», alla fine «genitori, bambini, nonni, padrini, madrine: erano tutti felicissimi. I parrainages non sono ufficiali, ma sono nondimeno degli atti solenni, di cui tutti ci ricorderemo. È questo che conta».


Enora Ollivier, «Le baptême, ce rite de la République», Le Monde, 15 novembre 2014

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