Tutta colpa della moda

Perfino indossare una t-shirt con slogan è un incubo per Ed Miliband. Il settore della moda rovina tutto

Se l’industria della moda tenesse davvero alle sorti del nostro pianeta, produrrebbe un’unica linea di grembiuli unisex a taglia unica e poi chiuderebbe per sempre
Di Charlie Brooker

Quindi: dopo «mangiare un panino» e «tenere in mano un quotidiano», ora dobbiamo aggiungere anche «indossare una t-shirt» alla lista sempre più lunga di Cose Normali Che Ed Miliband Non Riesce Proprio A Fare. La scorsa settimana è stato fotografato dalla rivista Elle con indosso la t-shirt della Fawcett Society [organizzazione britannica per i diritti delle donne, n.d.t.] con lo slogan “This Is What A Feminist Looks Like”. La scorsa domenica il Mail ha scoperto che quelle magliette sono realizzate in una fabbrica delle Mauritius da donne costrette a lavorare a 80 centesimi l’ora.

Una t-shirt. Non riesce nemmeno a indossare una t-shirt senza coprire di ridicolo se stesso e ogni testimone nei paraggi. Cosa lo fregherà la prossima volta? Una maniglia? Settimana prossima afferrerà una maniglia così male da fratturarsi un polso, e mentre i medici lo trasporteranno in sala operatoria, urteranno accidentalmente contro un attempato reduce di guerra seduto in sala d’attesa, facendolo cadere e gridare in preda all’agonia, ma a quel punto Miliband chiederà di fermare la barella per poter sporgersi e aiutare il tizio a rialzarsi, dimenticandosi però di avere un polso rotto, e quindi, non appena l’eroe-di-guerra-e-fonte-di-ispirazione-per-il-mondo-intero 96enne si aggrapperà alla sua mano, Miliband comincerà improvvisamente a urlargli in faccia una raffica di oscenità immonde, così che il vecchio cadrà di nuovo per terra, questa volta per sempre, di fronte ai media di tutto il mondo, ah, e alla fine Miliband si farà la pipì addosso per la paura, e filmeranno anche quello.

E non è nemmeno una bella t-shirt: è una specie di sacco senza forma color grigio cartoncino con uno slogan condiscendente scarabocchiato sul davanti in un’irritante grafia simil-casual, ideato con ogni probabilista da un segaiolo che guadagna dieci carriole di rubini al giorno. O lui o un bambino delle Mauritius sfruttato e pagato in chicchi di granoturco.

Lo slogan risulta piuttosto fastidioso quando indossato da politici bianchi della middle-class. ECCO COME È FATTO UN FEMMINISTA. Buon per te. Cosa indosserai domani? MANGIO VERDURA CINQUE VOLTE AL GIORNO?

C’è quasi da dispiacersi per la Fawcett Society, che si impegna per la parità dei sessi. Ha deciso di esaltare la morale, salvo poi accorgersi che nel farlo potrebbe aver calpestato i diritti di qualcun altro. In precedenza aveva messo in vendita sul sito una versione della t-shirt con minori aspirazioni modaiole ma più pratica e combattiva, questo senza che nascessero polemiche sulla provenienza dei capi. L’errore fatale sembra sia stato lanciarsi in campagne di sensibilizzazione a fianco della ricercata catena di abbigliamento Whistles. Questo ha implicato entrare a contatto con il settore della moda, una mossa che, come un rutto al retrogusto di vomito, non è affatto raccomandabile. L’industria della moda è un’immensa piaga culturale e sociale che la fa sempre franca solo perché i suoi potenziali detrattori temono che questa comincerà a criticare la loro acconciatura.

Il settore della moda è il peggior mezzo possibile per far passare un messaggio etico su qualsiasi argomento. È tanto etico quanto incidere uno slogan sulla schiena di un cucciolo di foca, e poi prendere lo stesso cucciolo a calci lungo una scala a chiocciola costruita con ossa di bambini orfani. Subire una predica sulla morale dal mondo della moda è come venire bacchettati sulla dieta da Jeffrey Dahmer.

Fanculo il settore della moda, uno stronzo ornato di lustrini che insozza il pavimento dell’umanità. Prendete la settimana della moda. Les bastards du jour siedono annoiati e radiosi in prima fila a guardare un’interminabile parata di scheletri denutriti usciti dal tunnel degli orrori che, avvolti in diafani scampoli di stoffa, sgambettano lungo la passerella. Una scandalosa trappola tesa all’autostima altrui, progettata per far sentire inadeguata la gente comune e volta a generare profitti spropositati per un gruppo di coglioni in polo e gioielli neri che – molto probabilmente – stanno degustando cocktail in un attico.

Amplificare i conflitti legati al corpo e all’immagine, approfittare dell’ansia e sfruttare gente praticamente costretta alla schiavitù è già abbastanza grave, ma il settore della moda sta anche accelerando attivamente la distruzione della stessa Terra su cui camminiamo. A ogni stagione vengono lanciate con insistenza nuove collezioni, mentre i vestiti del giorno prima sono dichiarati obsoleti per puro capriccio. Se vogliamo smettere di sprecare le nostre misere risorse a velocità suicida, abbiamo bisogno di meno obsolescenza, non l’opposto. Se l’industria della moda tenesse davvero al futuro del pianeta, produrrebbe un’unica linea di grembiuli unisex a taglia unica e poi chiuderebbe per sempre. Peccato che del pianeta non le freghi niente, poiché non è certo fatto di orli e glitter, il pianeta.

Ma la moda non ha rovinato soltanto i vestiti. È noto che la Ford T fosse disponibile solo in nero. Quando le vendite cominciarono a stagnare, l’industria automobilistica guardò al mondo della moda e si convinse quindi a creare inutili fronzoli cosmetici – come i colori diversi – che sembravano fighissimi per 10 minuti e poi stancavano, portando così a nuove vendite. Oggi ogni prodotto consumabile segue lo stesso folle schema della continua reinvenzione superficiale. Il puro spreco di tutto ciò ci ucciderà, e sarà tutta colpa del settore della moda. Tutto è colpa del settore della moda. Perfino l’elettricità che ho consumato scrivendo questo inutile attacco al settore della moda, è colpa del settore della moda.

Lasciate perdere le t-shirt “This is What a Feminist Looks Like”, chiunque abbia mai comprato una QUALSIASI t-shirt – o un paio di pantaloni, o anche solo un fazzoletto curioso – sostiene questa attività spregevole e deve essere giustiziato immediatamente, preferibilmente in diretta tv e davanti a una banda musicale.

La prossima settimana: perché tutta la musica dovrebbe essere cancellata, a partire dal vostro gruppo preferito.


Charlie Brooker, «Even wearing a slogan T-shirt is a nightmare for Ed Miliband. The fashion industry ruins everything», The Guardian, 3 novembre 2014

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