Sotto il vestito niente

Biancheria provocante

Un turista sopravvive anche senza biancheria di ricambio. Un carcerato no. Cosa c’entra? Più di quanto si pensi!
Di Tanja Kokoska

La prima delle tre notizie di cui parlerò qui è già vecchia, essendo uscita un paio di settimane fa, ma continua a essere attuale. «Ecco la nuova tendenza» annuncia il sito lastminute.de: «viaggiare senza mutande». Occorre leggere due volte per convincersi di aver capito bene.

Stando a un sondaggio condotto su 5000 soggetti adulti in tema di «cambio della biancheria intima», solo una metà scarsa degli intervistati (il 45 per cento) ritiene che sia importante portarsi un paio di slip in più per un «weekend improvvisato fuori casa». Poi, certo, è la natura di questa «gitarella improvvisata» a stabilire per quanto tempo l’uomo o la donna si terranno addosso quell’unico paio di mutande. In un fine settimana da trascorrere sdraiati, la biancheria di ricambio è meno urgente che in un’escursione in cui si prevede di scalare una montagna. In ogni caso, questo dettaglio non è emerso, purtroppo, dai dati del sondaggio, a dir poco preoccupanti.

La seconda notizia, arrivata all’inizio della settimana, riguarda la Corte d’appello della città di Hamm, che ha esteso il diritto di avere biancheria pulita anche ai detenuti. Dichiarando che al giorno d’oggi «un ricambio quotidiano dei capi d’abbigliamento in oggetto è una norma socialmente accettata» o «quanto meno auspicabile». Il caso che la Corte si è trovata ad affrontare è quello di un detenuto che non tollerava l’idea di avere a disposizione solo quattro mutande di ricambio e due paia di calzini a settimana. Il penitenziario si è appellato a una delibera della stessa Corte d’appello di Hamm, risalente al 1993, ma questa settimana la Corte ha espresso l’opinione che da allora «lo stile di vita della popolazione e la concezione di vita dei singoli hanno subito delle trasformazioni». La Corte ha quindi dichiarato che i carcerati hanno diritto a «un cambio di biancheria giornaliero, così da adeguarsi allo stile di vita moderno del Paese».

E dato che lo stile di vita moderno del Paese comprende anche le gite finesettimanali improvvisate, ed è così almeno dal 1993, non ci si dovrebbe fare problemi nel reinserire in società i carcerati, con o senza mutande pulite. Sia chiaro: solo nei giorni festivi.

La terza notizia ci è pervenuta martedì [7 ottobre, N.d.T.]. «La cantante Kylie Minogue sarà il nuovo volto di Sloggi» ha annunciato raggiante Roman Braun, Global Head di Sloggi. Ma visto che Sloggi è una marca di biancheria intima, sorge spontanea una domanda: non dovrebbe essere un’altra parte del corpo della signorina Minogue a incarnare lo “spirito libero” delle mutandine Sloggi e trasmettere questo messaggio al mondo?

Tra l’altro, gli slip della Sloggi si vendono anche in comode confezioni da tre pezzi – quanto basta per un fine settimana improvvisato in gattabuia.


Tanja Kokoska, «Reizende Wäsche», Frankfurter Rundschau, 14 ottobre 2014

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