L’esagerazione come lingua del Web

Questa fantastica dissezione dell’iperbole nel Web vi farà piangere e cambierà la vostra vita

L’esagerazione è la lingua ufficiale di internet. Solo le affermazioni più fragorose si fanno sentire. Incensare e ingigantire, sempre e comunque.
di Charlie Brooker

L’altro giorno ho parlato con un’appassionata di musica che aveva appena assistito a una delle tanto acclamate esibizioni live di Kate Bush. Ovviamente volevo avere un resoconto di prima mano su questo evento epocale, quindi le ho chiesto come era andata.

«La prima metà è stata bellissima» mi ha detto. «Ma la seconda un po’ noiosa».

Non me l’aspettavo. Per settimane praticamente chiunque sul web mi ha detto che sentire Kate Bush dal vivo è un evento che ti cambia la vita; un’esperienza di trasformazione fuori dal comune. Gli spettatori hanno descritto una sorta di versione positiva della scena cruciale ne I predatori dell’arca perduta, in cui all’apertura dell’arca migliaia di persone sono investite contemporaneamente dall’azione di un potere sovrannaturale. Sembra che queste persone non siano andate a un semplice concerto rock – sembra che abbiano limonato con Dio. Le cellule dei loro corpi, davanti alla maestosità dell’esibizione, si sono separate per formare una medusa pulsante di puro entusiasmo disposta a crogiolarsi, impotente ma beata, sulle rive del lago Kate, fino all’incredibile finale, che ha ricomposto e sanato i corpi per poi salutarli e lasciarli. I presenti si sono allontanati dal locale a gattoni, incapaci di frenare le lacrime, e lerci hanno raggiunto le loro case. Qualche ora più tardi, dopo aver finito di tremare, sono andati su Twitter e hanno spiegato come perfino il layout tipografico della matrice del biglietto li abbia fatti piangere nove volte. Eppure ecco qualcuno che ha sminuito tutto ciò.

E credetemi, la persona con cui ho parlato è una fan convinta di Kate Bush, che tuttavia si è sentita molto lontana dall’esaltazione febbrile mostrata da altri spettatori – perfino all’entrata, ancor prima di ascoltare una singola nota – e che si è sentita quasi un’impostora. Sospetto che questo in parte spieghi il suo sminuire l’evento. Un’attesa esagerata. Niente può soddisfare simili aspettative.

Forse l’insostenibile marea di lodi è dovuta in parte al fatto che Bush, in modo piuttosto intelligente, abbia chiesto al pubblico di non comportarsi come amebe e non filmare passivamente l’intero concerto con gli smartphone. Probabilmente, con gli smartphone in tasca, una notevole percentuale dei presenti è rimasta scioccata dalla realtà della loro prima esperienza negli ultimi cinque anni che non fosse filtrata da uno schermo. Deve essere un po’ come mangiare patatine piccanti dopo che un pesante raffreddore ha neutralizzato i sensi per settimane: una scarica di pura, diretta realtà che quasi ti strappa via la faccia.

Ma forse le lodi hanno raggiunto tali picchi perché oggigiorno niente può essere semplicemente «piacevole» o addirittura «bello». Abbiamo scalato l’iperbole: è fantastico, è splendido. Ci concentriamo sull’impatto personale: sconvolgerà il vostro mondo; cambierà le vostre vite. Sarete così imbottiti di meraviglia che vi salteranno le cuciture.

In genere, in quanto specie, eravamo soliti evitare questo tipo di sfoghi emozionali fuori misura. Per quanto mi riguarda, lo faccio tuttora. Ma online la gente continua a dire di essere scoppiata a piangere davanti a video su Youtube, post su Facebook, articoli di giornale e gif motivazionali. Quella roba vi ha fatto piangere? Sul serio? O mostrate le prove, o non è successo. E se la vostra faccia gocciola così facilmente, allontanatevi dalla tastiera e chiamate un idraulico.

Una volta tutto questo blaterare di essere sconvolti, sopraffatti e ridotti a uno stato di confuso stupore era una prerogativa dei tizi inquietanti negli spot tv, quei finti ritardati sorridenti che si mettevano a cantare per la gioia di aver mangiato dei bastoncini di pesce. Almeno loro venivano pagati per gonfiare le loro opinioni. Noi cerchiamo semplicemente di essere accettati, che a pensarci è mille volte più triste.

Cerchiamo di essere accettati perché l’esagerazione è la lingua ufficiale di internet, una bottega della parola così affollata che solo le affermazioni più fragorose si fanno sentire. Si spiega così l’ondata di titoli acchiappaclic in stile Buzzfeed: Il morente Leonìd Brèžnev inventa il passo di danza più fantastico del mondo, Ciò che questa insegnante dice ai suoi studenti cambierà la vostra vita per sempre, Non crederete allo stato del buco del culo di questo ragazzo. E così via..

Lo stesso ecosistema digitale che ha permesso l’avvento dei titoli acchiappaclic sta incantando tutti noi. Qualcosa legato al modo in cui il mondo della Rete si sia concentrato attorno ai social network che nel subcoscio convertono conversazioni quotidiane in una forma di intrattenimento – con il conteggio dei follower che fornisce un punteggio – ci sta trasformando in persone acchiappaclic. Esibirsi, intrattenere, esagerare. Incensare e ingigantire tutto, sempre e comunque.

E ovviamente, in questo mondo sempre più binario, se al bello equivale il fantastico, al brutto equivale il catastrofico. Ogni delusione, ogni intoppo, chiunque faccia il più piccolo degli errori – tutto etichettato subito come La Peggior Cosa Possibile Nella Storia. Fate uno sgarbo alla mente dello sciame, e la stessa gente che finge di commuoversi per il progetto scolastico di un moccioso su Youtube smetterà di desiderare il vostro sangue solo quando un’altra persona da odiare capiterà a tiro.

Non pensavo l’avrei mai detto, ma credo che mi manchi il meh. Su internet il «meh» era la risposta standard a qualsiasi cosa che anche per pochissimo non raggiungesse lo stupefacente. Il «meh» era odioso: il suono del diritto personale al rifiuto sarcastico; il rumore che il figlio viziato di un faraone emette quando la piramide che gli schiavi hanno costruito si rivela essere mezzo metro più bassa delle sue aspettative. Ma era infinitamente più onesto del far finta di piangere.

È sufficiente per farvi piangere. O piuttosto per non farvi piangere. E farvi fingere di averlo fatto.

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(Charlie Brooker, «This awesome dissection of internet hyperbole will make you cry and change your life», The Guardian, 6 ottobre 2014)

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. swann matassa ha detto:

    questo lo condivido su facebook, anche se questo fatto ha un che di contraddittorio!

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    1. ninetyninenews ha detto:

      Ma no, dai! A meno che tu non aggiunga una didascalia come “QUESTO ARTICOLO VI CAMBIERA’ LA VITA PER SEMPRE!!!” 😀

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    2. swann matassa ha detto:

      no, ho scritto “questo blog vi cambierà la vita per sempre!” 😀
      (mi dispiace, non è vero 😉 )

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